MANUALE
POLITICO DELLA LEGA SUD AUSONIA
Elezioni
Amministrative
a cura dell'on. Giancarlo Pagliarini

Premessa
Per identificare le “idee
univoche” che cerchiamo abbiamo
scritto questo “manuale della Lega Sud
Ausonia”. Lo aggiorneremo continuamente, finché
(finalmente!) non ce ne sarà più bisogno: quando saremo una Repubblica
Federale, il nostro
“comune sentire” sarà legge non scritta e rispettata. Non saremo più una
terra di burocrati e di azzeccagarbugli e
molti avvocati dovranno trovarsi nuovi lavori.
Siamo certi che la riforma federale porterà straordinari benefici a
tutte le Regioni e, mafiosi e “burocrati di professione” esclusi,
a quasi tutti gli altri cittadini.
1.
Il “comune sentire” dei militanti
della Lega Sud Ausonia
2.
Lo scenario economico della Repubblica
italiana
3.
La prima
“soluzione” imposta dai detentori del potere: vendita del patrimonio
pubblico
4.
La seconda “soluzione” imposta dai
detentori del potere: il federalismo fiscale
5.
L’ABC
della riforma federale proposta dalla Lega
Sud Ausonia
6.
L’aria
che tira dalle parti della Lega Sud
Ausonia
7.
E per finire
1
Il “comune sentire” dei militanti della Lega Sud Ausonia
Eccone qualcuno
1.1
I
politici di professione
Non
ci piacciono i politici di professione. Noi siamo gente che “per campare” ha
sempre lavorato. Quelli di noi che sono impegnati nella politica ne farebbero
volentieri a meno. Diffidiamo e
diffideremo sempre di quelli che in vita loro non hanno mail lavorato
confrontandosi con le difficoltà del mercato. Di quelli che non sanno cosa
vuol dire la soddisfazione di quando alla fine del mese ti arriva lo stipendio e
te lo sei sudato. Oppure che non sanno cosa significa aspettare di incassare i
tuoi crediti. Perché tu gli stipendi, i contributi sociali e l’affitto li
devi sempre pagare puntualmente, e con
questo sistema fiscale folle devi pagare tasse
anche su redditi che non ci sono. Devi pagare, devi trovare i soldi, anche
se i rimborsi IVA dallo Stato ormai li
aspetti da anni e non arrivano mai e
anche se quella tua fattura è
scaduta da più di sei mesi e il tuo cliente promette promette e tu telefoni in
banca ma i soldi non sono ancora arrivati.
1.2
La differenza non è tra destra e sinistra
Se ci troviamo senza lavoro noi ce lo inventiamo o ce
lo cerchiamo in tutto il mondo. Non riusciamo a pensare che ce lo debba trovare
uno Stato lontano e che non puoi nemmeno telefonargli. E
lo stesso vale per la casa e per mille altre cose. Lo Stato amministri con onestà
quello che non riusciamo a fare individualmente, non ficchi il naso dappertutto,
garantisca la sicurezza dei cittadini, faccia in modo che i processi si svolgano
in fretta e tenga in galera i ladri.
Al resto ci pensiamo noi. Siamo convinti che la differenza non è tra destra e
sinistra ma tra statalisti e liberisti. Ci sono statalisti di destra e
statalisti di sinistra, ma per noi sono la stessa cosa: gente che vuole solo il
potere per poterselo gestire.
1.3 La
Repubblica federale italiana
I danni generati negli ultimi anni dai governi degli
"statalisti" di sinistra (Prodi, D’Alema ecc) e degli
“statalisti” di destra (Berlusconi, Tremonti ecc)
sono stati enormi e sono sotto gli occhi di tutti. Siamo convinti che
cambiare periodicamente un governo centralista e statalista con un altro
formalmente diverso ma in realtà con le stesse caratteristiche di fondo è
inutile. E’ invece necessario
cambiare il sistema politico nel suo insieme. E’ necessario scrivere una
nuova costituzione in modo che
1.4
I panettoni di Stato
L’estensione
dei servizi resi direttamente dallo Stato va drasticamente ridotta. Le Regioni
facciano quello che vuole la maggioranza dei soggetti residenti. Oggi il settore
pubblico fornisce un’infinità di servizi che potrebbero essere svolti, con
una qualità superiore e a un costo inferiore, dal mercato.
1.5 Partiti politici o uffici di collocamento?
A
Londra sul Sunday Times e sul Guardian del martedì si possono leggere offerte
di lavoro per rettori, presidi e docenti nelle migliori università e per
primari e medici degli ospedali. Noi invece leggiamo sui giornali dichiarazioni
di questo genere: "Abbiamo
convenuto sul fatto che sia giusto arrotondare lo stipendio di alcuni
consiglieri, quelli che hanno già fatto una legislatura e che sono impegnati a
tempo pieno, affidando loro alcuni incarichi in enti esterni. Questo anche per
garantire qualche soddisfazione ad alcuni di loro, che potevano legittimamente
aspirare a un posto di assessore e non l’hanno avuto" (Corriere della
Sera, 27 Febbraio 07). Questa
incredibile dichiarazione è dell’onorevole Gelmini. Lega Sud Ausonia vuole diventare portavoce di un messaggio
innovatore, che interpreti il desiderio delle “persone normali” di non
sentir più parlare di nomine “in quota” a questo o a quel
partito.
Noi
vogliamo che ogni nomina della Regione, dei Comuni e degli altri enti locali
lombardi sia effettuata
esclusivamente sulla base di criteri di meritocrazia, di indipendenza e di
professionalità.
A
nostro giudizio i soggetti nominati dalle nostre istituzioni presso
enti, aziende ed istituzioni dovranno essere selezionati esclusivamente per le
loro competenze e sempre a
prescindere dalle loro preferenze politiche personali.
Dichiariamo
che a noi interessa che lavorino bene. Chi se ne frega per chi votano.
Votino per chi vogliono. L’importante è che lavorino bene. Le
preferenze politiche dei
candidati non dovranno avere
assolutamente nulla a che fare con l’ attività professionale.
Lega Sud Ausonia dichiara
ad alta voce che “nelle nostre Regioni non è così, e questa “invadenza
della politica” è sicuramente uno dei motivi della decadenza economica
delle nostre Regioni e del nostro Paese, della sua continua perdita di
competitività e del pessimo funzionamento della nostra burocrazia e di
alcune nostre pubbliche amministrazioni.”
1.6 Trasparenza
I
bilanci dello Stato, delle Regioni, dei
Comuni e degli altri enti pubblici sono
caratterizzati da tantissimi dettagli ma ai cittadini non vengono offerti dati
di sintesi significativi. Lega Sud
Ausonia ritiene sia nostro
dovere informare in modo chiaro, sintetico e comprensibile i cittadini,
indipendentemente dagli schemi non razionali e non trasparenti imposti dalle
leggi.
1.7
Il razzismo
Noi
pensiamo che c’è una sola razza, ed è la razza umana. Non ci piacciono
quelli che dividono l’umanità in bianchi, neri o gialli. Viviamo e ci spostiamo sulla superficie di una sfera,
non abbiamo altro posto in cui andare e dunque siamo destinati a vivere sempre
in reciproca contiguità e compagnia. Una perfetta unificazione civile nel
genere umano è il destino che
2
Lo scenario economico della
Repubblica italiana
2.1
Il
prelievo dai conti correnti nel 1992
Ricordate
il 1992? Nel 1992 per poter pagare gli stipendi ai suoi dipendenti e per poter
trasferire all’INPS e agli altri enti previdenziali i soldi
necessari per pagare le
pensioni, lo Stato centrale ha
dovuto prelevare soldi dai conti correnti dei cittadini. Dal
In
questi anni , dal
2.2
16
ore di interessi passivi
Ormai
i nodi stanno venendo al pettine. L’indice
di povertà delle famiglie italiane continua a peggiorare e siamo sempre più
poveri e meno competitivi, come risulta ormai da anni da tutte le classifiche e
da tutti i confronti internazionali. Il nostro paese era in gravissima crisi
culturale e organizzativa ben prima della crisi esplosa
negli Stati Uniti nel 2008. Un esempio? Pensate che pur
in presenza di tassi di interesse abbastanza bassi lo Stato centrale e le altre
Pubbliche Amministrazioni della
Repubblica italiana nel 2008 hanno pagato 81 miliardi di euro di interessi
passivi. Diviso 365 fa 222 milioni al giorno. La “terribile” legge di
riforma degli enti locali che taglierà (finalmente!) 45.000 assessori e
2.3
Equità
economica tra generazioni
Oltre a
questo “mostruoso” debito stiamo trasferendo alle generazioni future anche
il debito per le pensioni già maturate. Il suo valore attuale è più del
doppio del debito pubblico solamente “finanziario”. Col sistema a
ripartizione lo pagheranno i nostri figli. Verso le generazioni future siamo il
paese più egoista del mondo! La situazione
presto sarà insostenibile, anche
se i signori della “casta” non
sembrano rendersene conto e continuano a recitare nel teatrino della politica le
loro assurde liti.
2.4
Qualche
numero “europeo”
La
fonte dei dati esposti qui di seguito è Eurostat.
L’Euro è la moneta di 16 Stati membri dell’UE. L’Italia , che
rappresenta il 18,2% degli abitanti di questi 16 Stati, ha
accumulato il 25,9% del debito pubblico (1.663 miliardi su 6.422)
e paga addirittura
il 29,3% degli interessi passivi: 81 miliardi sui 275 complessivamente
pagati dai 16 Stati della zona Euro. Perché
i tassi di interesse che il mercato fa pagare alla Repubblica italiana sono così
alti? Il motivo è uno solo: si chiama “rischio paese” ed è il figlio della
pessima organizzazione illogicamente
centralizzata imposta dalla Costituzione.
,
2.5
Il
peso del “rischio Italia”
Rapportando
gli interessi passivi che abbiamo pagato nel 08 (81 miliardi) al debito pubblico
medio dell’anno ( 1.631 miliardi, stimati artigianalmente: debito pubblico
all’inizio dell’anno più quello alla fine diviso due) otteniamo un tasso
del 4,9%. Superiore, di poco, perfino alla Grecia (4,8%) e superiore di molto
agli altri grandi paesi dell’Euro: Francia (che in media ha pagato il 4,3%) ,
Spagna (4,2%) e naturalmente Germania (4,1%) . Per capire cosa significa tenete
presente che il famoso “scudo
fiscale”, quello che ha generato tante polemiche,
ha portato all’erario un gettito di circa 4,75 miliardi di euro (Corriere
della Sera 29 Dicembre 09) . Se avessimo pagato un tassa medio uguale alla
Francia avremmo risparmiato quasi 11 miliardi di euro: più del doppio dello
“scudo”. Con i tassi spagnoli il risparmio sarebbe stato di quasi 12
miliardi e con quelli tedeschi quasi 13 miliardi. Sono calcoli artigianali, lo
ammettiamo, ma la sostanza della situazione, purtroppo, è questa, ed è
veramente drammatica: i mercati finanziari hanno una limitatissima
“fiducia” nel nostro paese, nei nostri governi “statalisti” e
nelle nostre istituzioni.
2.6
I
cinque PIIGS
PIIGS
(Sole 24 Ore del 9 febbraio 10) è
l’acronimo di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.
Sono gli “Euro porcelli”. Scrive LAVOCE:
“se per loro valessero gli stessi criteri usati per giudicare la vulnerabilità dei paesi
emergenti, sarebbero tutti indicati a rischio default. Per fortuna, i mercati
sembrano applicare ai paesi europei criteri di tolleranza del tutto diversi.
Verosimilmente per 1) l'appartenenza
all'euro, 2) l'accesso ai mercati finanziari e a linee di credito
intergovernative, 3) per le banche centrali nazionali all'interno
dell'euro-sistema e 4) l'assenza di recenti episodi di insolvenza.
Ma non basta. Irlanda e Spagna stanno prendendo seri provvedimenti.
L’ Irlanda ha tagliato di più del 10% gli stipendi pubblici d’un
colpo solo. Cercano di portare la
loro spesa pubblica ed il loro debito sotto controllo, anche se sono
significativamente inferiori a
quelli del nostro paese. Il debito come percentuale del PIL in Spagna non arriva
ancora al 55% mentre noi stiamo galoppando verso il 120%.
Anche la Grecia, forzata dalla pressione degli altri paesi europei,
sembra finalmente prendere provvedimenti credibili Invece il
governo italiano cosa racconta? Racconta che va tutto bene e che non c’e’ di
che preoccuparsi. Bugia: c’e’ da preoccuparsi eccome!
2.7
La libertà economica della Repubblica italiana
Einaudi ha scritto che “la libertà economica è la condizione
necessaria della libertà politica”. Gli Stati con minore libertà economica
al mondo sono Eritrea, Cuba, Zimnabwe e Corea del Nord (Fonte: indice di
libertà economica della Heritage Foundation e del Wall Street Journall,
Febbraio 2010). Ebbene, da quell’indice
risulta che siamo stati superati
anche dalla Grecia e che grazie alla “casta”
dei professionisti della politica il nostro paese sta sempre più
avvicinandosi a Cuba e alla Corea del Nord. Ecco la nostra “zona”
nell’indice pubblicato nel febbraio 2010: 71° Polonia, 72° Sud Africa, 73°
Grecia, 74° Italia, 75° Bulgaria, 76° Uganda.
2.8
Sintesi
Chi viaggia sa che ormai molti (troppi!)
strizzano l’occhio e dicono che “Grecia” in realtà è un nome in codice
che significa “Italia”. Questo, purtroppo,
è lo “scenario” del nostro paese. La situazione economica è
ogni giorno meno sostenibile e non abbiamo ancora affrontato “il
mostro dei mostri, quello dei derivati, della follia del rischio incalcolabile e
degli effetti collaterali non prevedibili” (fonte: Tremonti, Novembre 08,
intervenendo a Milano all’apertura dell’anno accademico dell’Università
Cattolica).
La verità è che avremmo dovuto dichiarare
bancarotta anni fa. E che in assenza di una seria riforma federale presto saremo
obbligati a farlo. E quando dovremo farlo non sarà più bancarotta semplice ma
sarà bancarotta fraudolenta. In
questa grave situazione i “detentori
del potere” (come li chiamava il prof Gianfranco Miglio) hanno tirato fuori
dal cilindro due “soluzioni”: la vendita del patrimonio pubblico alienabile
e il federalismo fiscale. Vediamo di cosa si tratta
3
La prima
“soluzione” imposta dai detentori del potere: vendita del
patrimonio pubblico
3.1
Tremonti: Veltroni ci copia
Corriere della Sera del 9 Ottobre
Su questo punto la maggioranza e l’opposizione, o se preferite gli
statalisti di destra e quelli di sinistra (che per noi di Lega Sud Ausonia sono la stessa identica cosa),
sono d’accordo: è necessario vendere il patrimonio immobiliare
pubblico.
3.2
I
beni di Regioni, Comuni e
enti locali
Ma dal 1992 al 2010 lo Stato centrale ha già
venduto o cartolarizzato quasi tutto il suo patrimonio immobiliare. Resta da
vendere quello delle Regioni e degli enti locali. Il programma elettorale 2006
citato da Tremonti era Stato diffuso
via internet il 24 febbraio e il giorno dopo Isabella Bufacchi aveva pubblicato
sul Sole 24 Ore la stima del
patrimonio pubblico alienabile. Gli immobili valevano 421 miliardi di euro. Di
cui solo 72 (il 17%) era dello Stato centrale. Gli altri 349 ( l’83%) erano
proprietà delle Regioni e degli enti locali. Che gli enti locali debbano vendere i loro beni per
ridurre il debito dello Stato senza
nessuna proposta parallela per rendere più competitivo il sistema paese ed
aumentare occupazione, risorse finanziarie e PIL
non è logico. E’ un progetto incompleto perché non c’è la risposta
a questa domanda: quando non ci sarà più niente da vendere cosa faremo?
3.3
Si prolunga l’agonia
Eppure questo è esattamente quello che
sta succedendo anche in questi giorni. Andate
a vedere i bilanci dei comuni: i trasferimenti da
4
La seconda
“soluzione” imposta dai detentori del potere: il federalismo
fiscale
4.1
La legge n° 42 del 6 Maggio
2009
Il
Parlamento ha approvato una legge
delega che, tra le altre cose: 1) concede straordinari benefici a Roma Capitale,
2)
statuisce che il consiglio comunale di Roma si chiamerà “Assemblea
Capitolina” (!) , e 3) decide che
lo
“status”, e quindi probabilmente anche lo stipendio, dei membri
dell’Assemblea Capitolina, che nel resto d’Italia si chiamano semplicemente
“consiglieri comunali”, sarà disciplinato da un decreto del governo.
Questo, per i non addetti ai lavori è l’articolo 24 della legge sul
“federalismo fiscale”. Il titolo dell’articolo è: “Ordinamento
transitorio di Roma capitale ai sensi dell’articolo 114, terzo comma della
Costituzione”. Oltre a questo
la legge dà al Governo
l’incarico di modificare i rapporti finanziari dello Stato con le Regioni, i
Comuni e gli altri enti locali. Si
tratta della legge numero 42, che è stata pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale n. 103 del 6 maggio 2009. Il suo nome
è "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione
dell’articolo 119 della Costituzione". Il titolo
della legge è profondamente sbagliato, perché nei suoi 29 articoli di
“federalismo” non c’è neanche l’ombra, nemmeno una virgola, nemmeno
un sospiro….
4.2
Gli statalisti di destra e
l’articolo 119 della Costituzione
Con questa
delega il Parlamento ha dato al Governo
il potere/dovere di scrivere
il testo finale della legge che
recepirà l’articolo 119 della Costituzione e di pubblicarla sulla Gazzetta
Ufficiale. Nel nostro paese la politica è proprio buffa. Nel 01 con soli 4 voti
di maggioranza gli statalisti di
sinistra approvavano la modifica del titolo V della Costituzione e scrivevano il
nuovo articolo 119 della Costituzione sui
rapporti finanziari dello Stato centrale con regioni ed enti locali. Gli
statalisti di destra hanno cercato di eliminare con un referendum
la modifica del titolo V, compreso l’articolo 119.
Il 7 Ottobre 01 gli statalisti di sinistra
hanno vinto il referendum e l’articolo 119 non è stato eliminato.
Adesso con questa legge l’articolo 119 della Costituzione verrà recepito
nella legge e per gli statalisti di destra, che nel 2001 volevano cancellarlo,
questo adesso è considerato un trionfo storico. Sono i misteri della politica.
Sono quelle cose che la gente che
per campare è abituata a lavorare non potrà mai capire.
4.3
I 32 principi e criteri generali
Il Governo svolgerà questo
compito scrivendo entro due anni dal 6 Maggio 09 dei documenti che si chiamano
decreti legislativi. Quando li scriverà il Governo non potrà
metterci dentro tutto quello che vuole, ma dovrà rispettare i
“paletti” fissati dal Parlamento. Questi paletti sono i principi e i criteri
generali inseriti nella legge delega. Sono 32, si trovano nell’articolo 2,
e sono identificati con delle lettere: dalla lettera a) alla lettera mm).
Non è il caso di commentarli
tutti, ma è utile ricordarne qualcuno.
La lettera a) invoca “maggiore
responsabilità”. Giusto. Ve la immaginate una legge che impone di non essere
responsabili?
La lettera b) ricorda
l’importanza della “lealtà istituzionale”. Giusto. Vorremo mica scrivere
che bisogna essere sleali.
La lettera c) impone il
“rispetto dei principi sanciti dallo statuto dei diritti del contribuente di
cui alla legge 27 Luglio 2000 n
Ma cosa c’entra tutto questo
col federalismo?
La lettera d) prevede meccanismi
di carattere premiale a favore degli enti che si impegnano nella lotta
all’evasione fiscale. Lo Stato è il padreterno e ti premia se fai il bravo e
combatti l’evasione fiscale. Giusto. Ma
cosa c’entra col federalismo? Stesso ragionamento nella lettera z) : lo Stato
ti premia se sei virtuoso ed efficiente , mentre ti punisce (c’è scritto:
“previsione di meccanismi sanzionatori”) se non fai il bravo. Giusto, ma
questo è l’asilo Mariuccia, non è il federalismo.
Lo Stato centrale qui è il
padreterno, premia i Comuni bravi e
punisce quelli cattivi. Bene. Era ora, anche perché fin’ora è successo
esattamente il contrario. Ma cosa c’entra col federalismo? Tra l’altro
tra
i Comuni virtuosi identificati dal
Governo alla fine del 09 c’erano anche Catania e Palermo. «Noi virtuosi
come le due città siciliane? Mi creda, è una situazione kafkiana» ha
giustamente sentenziato il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo (fonte: Corriere del Veneto)
Lettera h) individuazione di
principi fondamentali per armonizzare i bilanci pubblici in modo da assicurare
la redazione dei bilanci dei Comuni in base a criteri uniformi. Giustissimo. Era
ora. Questo è solo buon senso. Questa è una cosa logica. Era ora. Ma cosa
c’entra col federalismo?
Lettera ee) dal bilancio dello
Stato vengono eliminati i trasferimenti a Regioni e enti locali per finanziare
le loro funzioni. Ma al posto dei trasferimenti
dallo Stato centrale per le funzioni ci saranno i trasferimenti dallo
Stato centrale per la perequazione e i trasferimenti dallo Stato centrale per
gli interventi straordinari. Dunque qualcuno incasserà direttamente un paio di
euro in più e riceverà un paio di euro di trasferimenti in meno dallo Stato
centrale, ma alla fine come sostanza non cambierà niente.
4.4
Il risparmio di 2 euro e 3
centesimi
La lettera m) prevede il
superamento graduale del criterio della spesa storica, da sostituire con i costi
standard. Ottimo, anche se anche
questo non c’entra niente col federalismo.
In una
interessante intervista a LaPadania (“Questi
numeri disarmano i centralisti”),
4.5
Non poteva mancare la fiscalità
di sviluppo
L’elenco finisce con
l’ultimo principio, il trentaduesimo, quello della lettera mm), che prevede
forme di fiscalità di sviluppo nelle aree sottoutilizzate. In sostanza il
parlamento con questa trentaduesimo principio del “federalismo fiscale”
dice al Governo di far pagare meno tasse al Sud. Qualcuno sarà
d’accordo e felice mentre qualcun altro non sarà per niente d’accordo, ma
una cosa è sicura: anche questo non c’entra niente col federalismo.
5
L’ABC della riforma federale
proposta dalla
Lega Sud Ausonia
5.1 Tutti “federalisti”
Il
Parlamento ha approvato la
legge delega per modificare i rapporti finanziari dello Stato con le Regioni, i
Comuni e gli altri enti locali. In quella legge il federalismo c’è solo nel
nome, ma di principi federali non c’è assolutamente niente.
Il
federalismo comporta
più fonti di potere su base territoriale: il
trasferimento sostanziale di sovranità , e non di mere competenze
amministrative, dallo Stato, che è
per sua natura centralizzato, alle entità federate, che si autogovernano.
Questo trasferimento deve consistere in un vero e proprio frazionamento della
sovranità, attuando un’autentica divisione del potere,
che sia in grado di superare in modo efficace quello “funzionale” fra
i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario).
Inoltre, le Regioni, nefasta invenzione basata esclusivamente su motivi
statistico-fiscali degli unitaristi
dell’Ottocento e copiata senza alcuna fantasia dai Costituenti del 1948,
dovranno avere la facoltà di consorziarsi e di formare entità in grado di
autogovernarsi. È evidente a tutti, tranne che agli estensori di pseudoriforme,
che il Molise non potrà avere capacità di autogoverno tali da metterlo al
riparo dalle ingerenze e dai ricatti del potere centrale. Nel nostro paese, a
Roma come al Pirellone, in tema di federalismo le idee non sono per niente
chiare. Ogni giorno qualcuno si inventa un nuovo tipo di federalismo. In pratica
“federalismo” è diventata una parola magica
da abbinare a tutto quello che si vuole, e così leggiamo e sentiamo parlare
di federalismo solidale,
demaniale, competitivo, differenziato, culturale, infrastrutturale, sessuale,
fiscale e chi più ne ha più ne metta. Ogni giorno c’è un “federalismo”
nuovo.
5.2
L’ABC del federalismo
Vediamo
in dieci punti l’abc del
federalismo che propone
1.
Lo Stato è al servizio dei cittadini ed
è un fornitore di servizi.
Con un vero federalismo le Regioni e gli enti locali non devono aspettare
in ginocchio di ricevere trasferimenti ed elemosine dallo Stato (o meglio, dalla
“Federazione”) . I soldi delle
tasse, infatti, non sono dello Stato, come dichiarano gli statalisti, sia di
destra che di sinistra quando affermano che "le tasse non sono a dimensione
regionale ma nazionale". Deve essere vero il contrario: lo Stato federale
opera come fornitore di servizi ai cittadini. I proventi delle tasse sono degli
enti territoriali che ne trasferiscono una
parte allo Stato federale per assicurare i suoi i servizi: esercito, presidenza
della Repubblica federale, Parlamento, Corte Costituzionale, polizia
federale, relazioni con l’estero, e i pochissimi altri compiti di
coordinamento dello Stato Federale.
2.
Cittadini consapevoli.
Con una vera riforma federale i cittadini sono più rispettati e sono più
consapevoli. Quando pagano per i servizi che ricevono dallo Stato si chiedono
immediatamente se questi servizi ci sono e se valgono i soldi che stanno
pagando. Così capiscono se effettivamente stanno “comperando” servizi dallo
Stato oppure se con quei soldi stanno invece mantenendo le “caste” dei
politici, dei burocrati, di quelli che non vogliono le liberalizzazioni e dei
tanti altri mantenuti dalla collettività
3.
Nessun monopolio dello Stato.
Senza concorrenza i servizi che oggi lo Stato e le Pubbliche Amministrazioni
centrali “vendono” ai cittadini
(istruzione o sistema pensionistico, per esempio) non potranno che
continuare a essere non sempre di buona qualità e insostenibilmente costosi. Il
patto federale che propone Lega Sud Ausonia prevede come
principio generale più concorrenza nei servizi pubblici e meno Stato nei
mercati concorrenziali. Naturalmente ogni regione al suo interno potrà
organizzarsi come meglio crede: questo è il bello della concorrenza.
4.
5.
Tasse. Con le tasse nazionali
si pagano i servizi dello Stato e si
mettono risorse in un piatto comune per finanziare interventi di perequazione ,
ma mai l’assistenzialismo (si veda il successivo punto 9). Tutte le altre
tasse devono essere stabilite e
gestite dalle Regioni in concorrenza tra di loro. Questo è il principio della
concorrenza fiscale tra le Regioni. Nelle Regioni dove si decide di dare
direttamente tanti servizi ai residenti la
pressione fiscale è ovviamente
superiore alla pressione delle Regioni dove gli amministratori operano in modo
più oculato, ovvero decidono di dare meno servizi, oppure sanno
coinvolgere in modo più intelligente ed economico di altre regioni i
privati. Ferma restando la tutela dei diritti civili e sociali di tutti i
cittadini, che non devono assolutamente essere
finanziati col debito pubblico e fatti pagare alle generazioni future, come
purtroppo in Italia è stato cinicamente fatto
finora. In Germania Venerdì 5 giugno 09 il Parlamento, per non caricare sulle
generazioni future il peso di un debito insopportabile,
ha messo il sigillo definitivo a una legge che cambia la Costituzione
tedesca e mette dei paletti molto stretti alla possibilità di indebitarsi sia
ai Laender che allo Stato federale
6.
Classifica della pressione fiscale.
Dovrà essere pubblicata ogni anno la classifica della “pressione fiscale”
nelle Regioni.
7.
Caos. Tutto questo non è
per niente "caos",
8.
Referendum anche per le tasse.
A differenza di quanto prevede
9.
Perequazione e solidarietà.
La perequazione non si deve
trasformare nella tomba dell’efficienza, dell’innovazione e della libera
impresa e nel trionfo, come accade oggi, del più spudorato parassitismo. E’
ragionevole prevedere una tassa nazionale destinata a finanziare con molta
trasparenza fondi di solidarietà
che devono funzionare con forme di
collaborazione verticale, tra gli enti federati e lo Stato, e orizzontale, tra
gli enti federati. I calcoli devono essere
sempre effettuati sulla base del “potere d’acquisto” ed aggiustati con le
stime dell’ evasione fiscale e contributiva.
10.
Trasparenza.
Questa non è una caratteristica del federalismo: è un puro fatto di civiltà.
Purtroppo nella Repubblica italiana la trasparenza e l’accountability (termine
non traducibile in italiano perché da noi manca completamente la cultura della
“resa di conto”) sono ancora oggetti misteriosi. E’ invece fondamentale
che i cittadini siano informati, consapevoli e convinti. La trasparenza dovrà
essere uno dei principi cardini della costituzione federale, al punto che questo
è uno dei pochissimi punti per i quali non si può dire che “ogni ente
federato si organizza come vuole”. La trasparenza, anche contabile, ed il suo
controllo da parte di professionisti indipendenti, dovrà essere un
vero e proprio vincolo, un obbligo assoluto per tutti gli enti federati.
5.3
Un modello
Ecco
perché anche per noi di Lega Sud Ausonia
il punto di riferimento è
Come è previsto addirittura nel preambolo della loro Costituzione:
-
Vivono
la loro molteplicità nell’unità. I nostri “statalisti”, sia di
destra che di sinistra ci vorrebbero invece tutti uguali e tutti affiliati a
qualche clan.
-
Sono
coscienti delle loro responsabilità verso le generazioni future. Da noi verso
le generazioni future c’è solo “cinico egoismo”, ben rappresentato
dall’enorme debito pubblico (stiamo pagando più di 220 milioni di euro al
giorno di interessi passivi ) e dal
valore attuale del debito pensionistico
-
Sono
consci che libero è soltanto chi usa della sua libertà. Ecco un esempio:
governo e parlamento hanno proposto un aumento dell’IVA, ma la
decisione finale l’hanno presa i cittadini e i Cantoni che con il referendum
del 27 Settembre 09 hanno deciso di “aumentarsi”
l’IVA. Tra l’altro l’aumento dell’IVA serve per finanziare
le spese della AI (l’Assicurazione
della Invalidità) . I contributi non erano più
sufficienti e il “buco” veniva chiuso con trasferimenti dall’AVS
(l’Assicurazione vecchiaia e superstiti: in pratica l’ente che paga le
pensioni) . Questa proposta era
stata bocciata da un referendum nel 2004. Adesso il consiglio federale ci ha
riprovato e lo ha riproposto ma la decisione finale, questa volta positiva, è
stata del popolo.
In quel
fortunato paese , ogni singolo Cantone ha competenze irrevocabili perfino nel
campo della giustizia ed in quello fiscale. Eppure ogni
6
L’aria che tira dalle parti di
Lega Sud Ausonia
6.1
Le
“istruzioni per il disuso” e i cervelli in fuga
Mercoledì 24 febbraio
6.2
A
scanso di equivoci
Subito all’inizio del libro, pagina 8, gli autori
precisano che “Giulio Tremonti non è
tutto il male possibile, c’è di peggio. Per esempio , per quanto
riguarda la politica fiscale, i suoi predecessori ( Vincenzo Visco e Tommaso
Padoa Schioppa) hanno a nostro avviso fatto, in svariate istanza molti più
danni.” Lo segnaliamo perché a noi di Lega Sud Ausonia piacciono
le persone libere, quelle che ragionano con la loro testa, che non
fanno parte di uno o dell’altro
gruppo e sostituiscono le
critiche costruttive con quotidiani veri e propri atti di fede e di sudditanza.
6.3
L’assurda lotta per il potere
Continuare
a criticare Berlusconi per qualsiasi cosa ci sembra una cosa da asilo
Mariuccia. Diamine, per la legge dei grandi numeri
ogni tanto farà qualcosa di giusto anche lui, non vi pare? Invece
no: per
6.4
E meno male che il ministro è
di destra…
Abbiamo
citato il libro “Tremonti. Istruzioni
per il disuso” anche perché di recente il Ministro ha scritto che
“Per
spingere lo sviluppo non bastano più solo i consumi privati. Per lo sviluppo
bisogna aggiungere domanda pubblica addizionale, domanda fatta da investimenti
pubblici in energia, ambiente ed infrastrutture” (Europa e gestione della
crisi, sul Corriere della Sera del 6 marzo 2010). Proprio così:
spesa pubblica “per spingere lo
sviluppo” . Capite? Spese pubbliche non
perché sono necessaria oppure perché ce
n’è bisogno, ma per spingere lo sviluppo! E meno male che il Ministro fa
parte di un governo che si definisce
liberale e di destra. Se era di sinistra chissà cosa si inventava.
6.5
Non
baciamo gli anelli dei padrini
Noi di Lega Sud Ausonia invece pensiamo che “Il governo non è la soluzione del nostro problema. Il governo è il
problema” (Reagan) , che “Una
grande Nazione non è la persecuzione al portafoglio dei suoi cittadini” (Kennedy)
, che “I governi diventano liberali quando vi sono costretti dai
cittadini” (Ludwig von Mises) , e
cose di questo genere. Insomma, noi pensiamo che la differenza non è tra
“destra e sinistra” ma tra
“statalisti” (ce ne sono di destra come Berlusconi e di sinistra come
d’Alema ma per noi sono la stessa cosa) e “liberisti”. In
Italia siamo pochi. Per forza siamo pochi: non siamo in ginocchio, non
obbediamo, non baciamo gli anelli dei padrini e non cerchiamo di “fare
carriera”. I militanti della Lega Sud
Ausonia si riconoscono facilmente: sono
quelli che non mettono in galera i loro pensieri e dicono sempre quello che
pensano.
7
E
per finire
Per
finire, tutti i militanti di Lega Sud Ausonia sono
convinti che la prassi di denigrare gli avversari sia assolutamente vergognosa.
Da anni tutti noi ci siamo imposti di guardare avanti, di fare proposte,
di ascoltare con rispetto e attenzione chi non la pensa come noi e di evitare
inutili e incivili polemiche, troppo
spesso figlie dell’assenza di proposte costruttive
Visto, riletto, discusso, integrato e approvato da: Roberto Bernardelli, Giulio Arrighini, Mario Morelli, Vittorio Borghetti , Lorenzo Desio, Claudio Fiore, Sergio Giannoni e Roberto Piccinocchi, Francesco Montanino, Gianfranco Vestuto.