MANUALE POLITICO DELLA LEGA SUD AUSONIA

Elezioni Amministrative  

a cura dell'on. Giancarlo Pagliarini

 

Premessa

Per identificare le “idee univoche” che cerchiamo  abbiamo scritto questo “manuale della Lega Sud Ausonia”. Lo aggiorneremo continuamente, finché  (finalmente!) non ce ne sarà più bisogno: quando saremo una Repubblica Federale,  il nostro “comune sentire” sarà legge non scritta e rispettata. Non saremo più una terra di burocrati e di azzeccagarbugli  e molti avvocati dovranno trovarsi nuovi lavori.  Siamo certi che la riforma federale porterà straordinari benefici a tutte le Regioni e, mafiosi e “burocrati di professione” esclusi,  a quasi tutti gli altri  cittadini.

 L’indice del “manuale” è questo:

1.      Il “comune sentire” dei militanti della Lega Sud Ausonia

2.     Lo scenario economico della Repubblica italiana

3.     La prima  “soluzione” imposta dai detentori del potere: vendita del patrimonio pubblico

4.     La seconda “soluzione” imposta dai detentori del potere: il federalismo fiscale

5.   L’ABC della riforma federale proposta dalla Lega Sud Ausonia

6.   L’aria che tira dalle parti della Lega Sud Ausonia

7.     E per finire

 

1    Il “comune sentire” dei militanti della Lega Sud Ausonia

Eccone qualcuno

1.1          I politici di professione

Non ci piacciono i politici di professione. Noi siamo gente che “per campare” ha sempre lavorato. Quelli di noi che sono impegnati nella politica ne farebbero volentieri a meno. Diffidiamo e diffideremo sempre di quelli che in vita loro non hanno mail lavorato confrontandosi con le difficoltà del mercato. Di quelli che non sanno cosa vuol dire la soddisfazione di quando alla fine del mese ti arriva lo stipendio e te lo sei sudato. Oppure che non sanno cosa significa aspettare di incassare i tuoi crediti. Perché tu gli stipendi, i contributi sociali e l’affitto li devi sempre pagare puntualmente, e  con questo sistema fiscale folle devi pagare  tasse  anche su redditi che non ci sono. Devi pagare, devi trovare i soldi,  anche se i rimborsi IVA dallo Stato ormai  li aspetti da  anni e non arrivano mai e  anche se quella tua fattura  è scaduta da più di sei mesi e il tuo cliente promette promette e tu telefoni in banca ma i soldi non sono ancora arrivati.

 

1.2          La differenza non è tra destra e sinistra

 

Se ci troviamo senza lavoro noi ce lo inventiamo o ce lo cerchiamo in tutto il mondo. Non riusciamo a pensare che ce lo debba trovare uno Stato lontano e che non puoi nemmeno telefonargli.  E lo stesso vale per la casa e per mille altre cose. Lo Stato amministri con onestà quello che non riusciamo a fare individualmente, non ficchi il naso dappertutto, garantisca la sicurezza dei cittadini, faccia in modo che i processi si svolgano in fretta  e tenga in galera i ladri. Al resto ci pensiamo noi. Siamo convinti che la differenza non è tra destra e sinistra ma tra statalisti e liberisti. Ci sono statalisti di destra e statalisti di sinistra, ma per noi sono la stessa cosa: gente che vuole solo il potere per poterselo gestire.

 

 

1.3   La Repubblica federale italiana

 

I danni generati negli ultimi anni dai governi degli  "statalisti" di sinistra (Prodi, D’Alema ecc) e degli “statalisti” di destra (Berlusconi, Tremonti ecc)  sono stati enormi e sono sotto gli occhi di tutti. Siamo convinti che cambiare periodicamente un governo centralista e statalista con un altro formalmente diverso ma in realtà con le stesse caratteristiche di fondo è inutile. E’ invece  necessario cambiare il sistema politico nel suo insieme. E’ necessario scrivere una nuova costituzione in modo che   la “Repubblica italiana” diventi   la "Repubblica Federale italiana". L’essenza di una Costituzione federale, come ci ha insegnato Miglio,  non sta tanto nel numero di funzioni decentrate, quanto nella capacità delle unità territoriali (che devono essere sovrane a tutti gli effetti sul proprio territorio, con competenze irrevocabili) di resistere alla naturale tendenza espansiva del potere centrale.

 

 

1.4   I panettoni di Stato

L’estensione dei servizi resi direttamente dallo Stato va drasticamente ridotta. Le  Regioni facciano quello che vuole la maggioranza dei soggetti residenti. Oggi il settore pubblico fornisce un’infinità di servizi che potrebbero essere svolti, con una qualità superiore e a un costo inferiore, dal mercato.

 

1.5   Partiti politici o uffici di collocamento?

 

A Londra sul Sunday Times e sul Guardian del martedì si possono leggere offerte di lavoro per rettori, presidi e docenti nelle migliori università e per primari e medici degli ospedali. Noi invece leggiamo sui giornali dichiarazioni di questo genere:  "Abbiamo convenuto sul fatto che sia giusto arrotondare lo stipendio di alcuni consiglieri, quelli che hanno già fatto una legislatura e che sono impegnati a tempo pieno, affidando loro alcuni incarichi in enti esterni. Questo anche per garantire qualche soddisfazione ad alcuni di loro, che potevano legittimamente aspirare a un posto di assessore e non l’hanno avuto" (Corriere della Sera, 27 Febbraio 07).  Questa incredibile dichiarazione è dell’onorevole Gelmini. Lega Sud Ausonia vuole diventare portavoce di un messaggio  innovatore, che interpreti il desiderio delle “persone normali”  di non sentir più parlare di nomine   “in quota” a questo o a quel partito.

Noi vogliamo che ogni nomina della Regione, dei Comuni e degli altri enti locali lombardi  sia  effettuata esclusivamente sulla base di criteri di meritocrazia, di indipendenza  e di professionalità.

A nostro giudizio i soggetti nominati dalle nostre  istituzioni  presso enti, aziende ed istituzioni dovranno essere selezionati esclusivamente per le loro competenze  e sempre a prescindere dalle loro preferenze politiche personali.

Dichiariamo che a noi  interessa che lavorino bene. Chi se ne frega per chi votano.  Votino per chi vogliono. L’importante è che lavorino bene.  Le preferenze  politiche  dei candidati non dovranno  avere assolutamente nulla a che fare con l’  attività professionale.

Lega Sud Ausonia  dichiara ad alta voce che “nelle nostre Regioni non è così, e questa “invadenza della politica”  è sicuramente uno dei motivi della decadenza economica delle nostre Regioni e del nostro Paese, della sua continua perdita di competitività e del pessimo funzionamento della nostra burocrazia  e di alcune nostre pubbliche amministrazioni.”

 

1.6   Trasparenza

 

I bilanci dello Stato, delle Regioni,  dei Comuni e degli altri enti pubblici  sono caratterizzati da tantissimi dettagli ma ai cittadini non vengono offerti dati di sintesi significativi. Lega Sud Ausonia  ritiene sia nostro dovere informare in modo chiaro, sintetico e comprensibile i cittadini, indipendentemente dagli schemi non razionali e non trasparenti imposti dalle leggi.

 

1.7   Il razzismo

Noi pensiamo che c’è una sola razza, ed è la razza umana. Non ci piacciono quelli che dividono l’umanità in bianchi, neri o gialli. Viviamo e ci spostiamo sulla superficie di una sfera, non abbiamo altro posto in cui andare e dunque siamo destinati a vivere sempre in reciproca contiguità e compagnia. Una perfetta unificazione civile nel genere umano è il destino che la Natura ha scelto per noi. Per lo stesso motivo non ci piacciono quelli che dividono l’umanità in due: da una parte chi è italiano e dall’altra chi non è italiano. Anche questo secondo noi è razzismo. Ciò premesso, non ci piacciono quelli che non rispettano la legge e tendono a scaricare i loro problemi sugli altri. Se un extracomunitario viene da noi perché ha un lavoro è il benvenuto. Ma non vogliamo che venga qui a “cercare” un lavoro, per lo meno se la “ricerca” del lavoro e’ a tempo indeterminato e, nel frattempo, la persona in questione deve “arrangiarsi come può” . Il motivo è semplice:  se  uno di noi si trovasse in un paese straniero senza lavoro e senza quattrini potrebbe fare solo due cose. O lasciarsi  morire di fame oppure, per sopravvivere, rubare e dedicarsi ad attività poco lecite. Questa è una situazione che vogliamo evitare. Come si fa a dire che questo è razzismo, egoismo o cose del genere? Si tratta semplicemente di stabilire regole semplici ed umane di accoglienza e residenza, tali da evitare però che mezzo mondo si approfitti dei generosi servizi sociali e pubblici che ci siamo venuti costruendo nei decenni e permettendo a chi vuole venire qui a lavorare di farlo senza essere confuso con quelli che vengono qui a cercare guai o ad approfittare.

 

2       Lo scenario economico della Repubblica italiana

 

2.1          Il prelievo dai conti correnti nel 1992

Ricordate il 1992? Nel 1992 per poter pagare gli stipendi ai suoi dipendenti e per poter trasferire all’INPS e agli altri enti previdenziali i soldi  necessari  per pagare le pensioni,  lo Stato centrale ha dovuto prelevare soldi dai conti correnti dei cittadini. Dal 1992 a oggi non è stato fatto niente per organizzare meglio il paese,  salvo qualche aggiustamento sulle pensioni , fatto non per senso di responsabilità ma sotto la spinta dell’emergenza e col solito cinico egoismo:  i costi, come sempre, sono stati posti a carico dei giovani e delle generazioni future.

In questi anni , dal 1992 a oggi, lo  Stato centrale  “ha tirato avanti” vendendo tutto quello che poteva vendere ed è stato ammesso all’Euro anche grazie a  vere e proprie  acrobazie contabili. Ricordiamo le ormai storiche “riclassificazioni” concordate con Eurostat nel 1996 che avevano  messo rossetto e fondo tinta ai conti pubblici  abbellendo  il volto di un malato terminale.

 

2.2          16 ore di interessi passivi

Ormai i nodi stanno venendo al pettine.  L’indice di povertà delle famiglie italiane continua a peggiorare e siamo sempre più poveri e meno competitivi, come risulta ormai da anni da tutte le classifiche e da tutti i confronti internazionali. Il nostro paese era in gravissima crisi culturale e organizzativa ben prima della crisi esplosa  negli Stati Uniti nel 2008. Un esempio? Pensate che pur in presenza di tassi di interesse abbastanza bassi lo Stato centrale e le altre Pubbliche Amministrazioni  della Repubblica italiana nel 2008 hanno pagato 81 miliardi di euro di interessi passivi. Diviso 365 fa 222 milioni al giorno. La “terribile” legge di riforma degli enti locali che taglierà (finalmente!) 45.000 assessori e consiglieri a regioni , a Comuni e ad altri enti locali farà risparmiare “fino a 150 milioni di Euro all’anno” (Ministro Calderoli sul Corriere della Sera del 20 Novembre 09) .  Questi 150 milioni all’anno equivalgono  a meno di 16 ore di interessi passivi su quel debito pubblico che stiamo trasferendo alle generazioni future. Meno di un giorno! Quasi un quinto delle tasse che paghiamo è utilizzata per pagare gli interessi sul debito pubblico. E cosa succederà quando i tassi di interesse saliranno?

 

2.3          Equità economica tra generazioni

Oltre a questo “mostruoso” debito stiamo trasferendo alle generazioni future anche il debito per le pensioni già maturate. Il suo valore attuale è più del doppio del debito pubblico solamente “finanziario”. Col sistema a ripartizione lo pagheranno i nostri figli. Verso le generazioni future siamo il paese più egoista del mondo! La situazione  presto sarà insostenibile,  anche se  i signori della “casta” non sembrano rendersene conto e continuano a recitare nel teatrino della politica le  loro assurde  liti.

 

2.4          Qualche numero “europeo”

La fonte dei dati esposti qui di seguito è  Eurostat.  L’Euro è la moneta di 16 Stati membri dell’UE. L’Italia , che rappresenta il 18,2% degli abitanti di questi 16 Stati,  ha accumulato il 25,9% del debito pubblico (1.663 miliardi su 6.422)  e paga  addirittura  il 29,3% degli interessi passivi: 81 miliardi sui 275 complessivamente pagati dai 16 Stati della zona Euro.  Perché i tassi di interesse che il mercato fa pagare alla Repubblica italiana sono così alti? Il motivo è uno solo: si chiama “rischio paese” ed è il figlio della  pessima organizzazione illogicamente centralizzata imposta dalla Costituzione.

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2.5          Il peso del “rischio Italia”

 

Rapportando gli interessi passivi che abbiamo pagato nel 08 (81 miliardi) al debito pubblico medio dell’anno ( 1.631 miliardi, stimati artigianalmente: debito pubblico all’inizio dell’anno più quello alla fine diviso due) otteniamo un tasso del 4,9%. Superiore, di poco, perfino alla Grecia (4,8%) e superiore di molto agli altri grandi paesi dell’Euro: Francia (che in media ha pagato il 4,3%) , Spagna (4,2%) e naturalmente Germania (4,1%) . Per capire cosa significa tenete presente che il famoso  “scudo fiscale”, quello che ha generato tante polemiche,  ha portato all’erario un gettito di circa 4,75 miliardi di euro (Corriere della Sera 29 Dicembre 09) . Se avessimo pagato un tassa medio uguale alla Francia avremmo risparmiato quasi 11 miliardi di euro: più del doppio dello “scudo”. Con i tassi spagnoli il risparmio sarebbe stato di quasi 12 miliardi e con quelli tedeschi quasi 13 miliardi. Sono calcoli artigianali, lo ammettiamo, ma la sostanza della situazione, purtroppo, è questa, ed è veramente drammatica: i mercati finanziari hanno una limitatissima  “fiducia” nel nostro paese, nei nostri governi “statalisti”  e nelle nostre istituzioni.

 

2.6          I cinque PIIGS

 

PIIGS (Sole 24 Ore del 9 febbraio 10) è l’acronimo di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.  Sono gli “Euro porcelli”. Scrive LAVOCE:  “se per loro valessero gli stessi criteri usati per giudicare la vulnerabilità dei paesi emergenti, sarebbero tutti indicati a rischio default. Per fortuna, i mercati sembrano applicare ai paesi europei criteri di tolleranza del tutto diversi. Verosimilmente per 1)  l'appartenenza all'euro, 2) l'accesso ai mercati finanziari e a linee di credito intergovernative, 3) per le banche centrali nazionali all'interno dell'euro-sistema e 4) l'assenza di recenti episodi di insolvenza. Ma fino a quando riusciranno a volare gli euro-porcelli? Quanto è alto  il rischio d’insolvenza per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, i paesi più indebitati dell’euro?”  (www.lavoce.info). Come abbiamo appena visto, non tutti i “porcelli” sono uguali di fronte ai mercati, alcuni vengono trattati, non a caso, molto più “suinamente” di altri. Anche se la crisi ha colpito la Spagna e l’Irlanda con una forza paragonabile a quella con cui ha colpito l’Italia, il costo del debito pubblico, per questi due Stati, e’ schizzato momentaneamente in alto per poi ritornare a livelli inferiori a quello italiano. Il nostro paese invece continua ad essere visto dai mercati finanziari come il più “suino”, assieme alla Grecia, nel gruppo di paesi in questione.

Ma non basta. Irlanda e Spagna stanno prendendo seri provvedimenti.  L’ Irlanda ha tagliato di più del 10% gli stipendi pubblici d’un colpo solo.  Cercano di portare la loro spesa pubblica ed il loro debito sotto controllo, anche se sono significativamente  inferiori a quelli del nostro paese. Il debito come percentuale del PIL in Spagna non arriva ancora al 55% mentre noi stiamo galoppando verso il 120%.  Anche la Grecia, forzata dalla pressione degli altri paesi europei, sembra finalmente prendere provvedimenti credibili Invece  il governo italiano cosa racconta? Racconta che va tutto bene e che non c’e’ di che preoccuparsi. Bugia: c’e’ da preoccuparsi eccome!

 

2.7          La libertà economica della Repubblica italiana

 

Einaudi ha scritto che “la libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica”. Gli Stati con minore libertà economica al mondo sono Eritrea, Cuba, Zimnabwe e Corea del Nord (Fonte: indice di libertà economica della Heritage Foundation e del Wall Street Journall, Febbraio 2010). Ebbene, da  quell’indice risulta che  siamo stati superati anche dalla Grecia e che grazie alla “casta”  dei professionisti della politica il nostro paese sta sempre più avvicinandosi a Cuba e alla Corea del Nord. Ecco la nostra “zona” nell’indice pubblicato nel febbraio 2010: 71° Polonia, 72° Sud Africa, 73° Grecia, 74° Italia, 75° Bulgaria, 76° Uganda.

 

2.8          Sintesi

 

Chi viaggia sa che ormai molti (troppi!) strizzano l’occhio e dicono che “Grecia” in realtà è un nome in codice che significa “Italia”. Questo, purtroppo,  è lo “scenario” del nostro paese. La situazione economica è  ogni giorno meno sostenibile e non abbiamo ancora affrontato “il mostro dei mostri, quello dei derivati, della follia del rischio incalcolabile e degli effetti collaterali non prevedibili” (fonte: Tremonti, Novembre 08, intervenendo a Milano all’apertura dell’anno accademico dell’Università Cattolica).

La verità è che avremmo dovuto dichiarare bancarotta anni fa. E che in assenza di una seria riforma federale presto saremo obbligati a farlo. E quando dovremo farlo non sarà più bancarotta semplice ma sarà bancarotta fraudolenta.  In questa grave situazione i  “detentori del potere” (come li chiamava il prof Gianfranco Miglio) hanno tirato fuori dal cilindro due “soluzioni”: la vendita del patrimonio pubblico alienabile e il federalismo fiscale. Vediamo di cosa si tratta

 

 

3       La prima  “soluzione” imposta dai detentori del potere: vendita del patrimonio pubblico

 

3.1          Tremonti: Veltroni ci copia

 

Corriere della Sera del 9 Ottobre 07. In prima pagina c’era questo titolone: “Veltroni: la priorità è abbattere il debito”. Nelle pagine interne altro titolone: “Veltroni: paese fermo, cura choc per il debito. Patrimonio immobiliare: esiste la necessità di vendere il patrimonio immobiliare pubblico attraverso processi più efficaci”. Il giorno dopo lo stesso giornale, ha pubblicato questo commento di Tremonti: “ Quello che Veltroni dice oggi sta a pagina 16, punto 5, del nostro programma elettorale del 2006. Lo ricordo a memoria. L’ho scritto io”. Ecco il testo citato da Tremonti, ripetuto pari pari anche nel programma elettorale del PDL per le elezioni del 2008: La nostra proposta è un grande e libero patto tra Stato, Regioni, Province, Comuni, risparmiatori ed investitori.  Un patto che riduca il debito dello Stato, immettendo sul mercato una quota corrispondente di patrimonio pubblico.”
Su questo punto la maggioranza e l’opposizione, o se preferite gli statalisti di destra e quelli di sinistra (che per noi di Lega Sud Ausonia sono la stessa identica cosa),  sono d’accordo: è necessario vendere il patrimonio immobiliare pubblico.

 

3.2          I  beni di Regioni,  Comuni e enti locali

 

Ma dal 1992 al 2010 lo Stato centrale ha già venduto o cartolarizzato quasi tutto il suo patrimonio immobiliare. Resta da vendere quello delle Regioni e degli enti locali. Il programma elettorale 2006 citato da Tremonti  era Stato diffuso via internet il 24 febbraio e il giorno dopo Isabella Bufacchi aveva pubblicato sul Sole 24 Ore  la stima del patrimonio pubblico alienabile. Gli immobili valevano 421 miliardi di euro. Di cui solo 72 (il 17%) era dello Stato centrale. Gli altri 349 ( l’83%) erano proprietà delle Regioni e degli enti locali. Che gli enti locali debbano vendere i loro beni per ridurre il debito dello Stato senza nessuna proposta parallela per rendere più competitivo il sistema paese ed aumentare occupazione, risorse finanziarie e PIL  non è logico. E’ un progetto incompleto perché non c’è la risposta a questa domanda: quando non ci sarà più niente da vendere cosa faremo?

 

3.3          Si prolunga l’agonia

 

Eppure questo è esattamente quello che sta succedendo anche in questi giorni.  Andate a vedere i bilanci dei comuni: i trasferimenti da Roma continuano a diminuire e per poter svolgere i loro compiti i Comuni sono obbligati a vendere o cartolizzare i loro beni.  Questo trend è stato confermato anche dall’ottimo studio svolto dalla associazione Civicum “I conti dei grandi comuni italiani a confronto  presentato a Torino il 27 Novembre 09 (blog.civicum.it).  Dunque con questa prima proposta non si fa altro che “prolungare l’agonia” del paese ,  non si fa nessuna riforma, e a Roma (ma purtroppo non solo a Roma!)  sono tutti contenti perché  “non si modifica la mappa del potere”.

 

 

4       La seconda  “soluzione” imposta dai detentori del potere: il federalismo fiscale

 

4.1          La legge n° 42 del 6 Maggio 2009

 

Il Parlamento ha  approvato una legge delega che, tra le altre cose: 1) concede straordinari benefici a Roma Capitale,  2)  statuisce che il consiglio comunale di Roma si chiamerà “Assemblea Capitolina” (!) , e 3)  decide  che lo “status”, e quindi probabilmente anche lo stipendio, dei membri dell’Assemblea Capitolina, che nel resto d’Italia si chiamano semplicemente “consiglieri comunali”, sarà disciplinato da un decreto del governo.  Questo, per i non addetti ai lavori è l’articolo 24 della legge sul “federalismo fiscale”. Il titolo dell’articolo è: “Ordinamento transitorio di Roma capitale ai sensi dell’articolo 114, terzo comma della Costituzione”.  Oltre a questo la legge  dà al Governo l’incarico di modificare i rapporti finanziari dello Stato con le Regioni, i Comuni e gli altri enti locali.  Si tratta della legge numero 42, che è stata pubblicata sulla  Gazzetta Ufficiale n. 103 del 6 maggio 2009. Il suo nome  è "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione". Il  titolo della legge è profondamente sbagliato, perché nei suoi 29 articoli di “federalismo” non c’è neanche l’ombra, nemmeno una virgola, nemmeno un sospiro….

 

4.2           Gli statalisti di destra e l’articolo 119 della Costituzione

 

Con questa  delega il Parlamento ha dato al Governo  il potere/dovere  di scrivere il testo finale della  legge che recepirà l’articolo 119 della Costituzione e di pubblicarla sulla Gazzetta Ufficiale. Nel nostro paese la politica è proprio buffa. Nel 01 con soli 4 voti di maggioranza  gli statalisti di sinistra approvavano la modifica del titolo V della Costituzione e scrivevano il nuovo articolo 119 della Costituzione  sui rapporti finanziari dello Stato centrale con regioni ed enti locali. Gli statalisti di destra hanno cercato di eliminare con un referendum  la modifica del titolo V, compreso l’articolo 119.   Il 7 Ottobre 01 gli statalisti di sinistra  hanno vinto il referendum e l’articolo 119 non è stato eliminato. Adesso con questa legge l’articolo 119 della Costituzione verrà recepito nella legge e per gli statalisti di destra, che nel 2001 volevano cancellarlo, questo adesso è considerato un trionfo storico. Sono i misteri della politica. Sono quelle cose  che la gente che per campare è abituata a lavorare non potrà mai capire.

 

4.3           I 32 principi e criteri generali

 

Il Governo svolgerà questo compito scrivendo entro due anni dal 6 Maggio 09 dei documenti che si chiamano decreti legislativi. Quando li scriverà il Governo non potrà  metterci dentro tutto quello che vuole, ma dovrà rispettare i “paletti” fissati dal Parlamento. Questi paletti sono i principi e i criteri generali inseriti nella legge delega. Sono 32, si trovano nell’articolo 2,  e sono identificati con delle lettere: dalla lettera a) alla lettera mm).

Non è il caso di commentarli tutti, ma è utile ricordarne qualcuno.

La lettera a) invoca “maggiore responsabilità”. Giusto. Ve la immaginate una legge che impone di non essere responsabili?

La lettera b) ricorda l’importanza della “lealtà istituzionale”. Giusto. Vorremo mica scrivere che bisogna essere sleali. 

La lettera c) impone il “rispetto dei principi sanciti dallo statuto dei diritti del contribuente di cui alla legge 27 Luglio 2000 n 212” . Dunque questa  legge  impone di rispettare un’altra legge. Giusto, anche se nei paesi civili queste raccomandazioni sono inutili.

Ma cosa c’entra tutto questo col federalismo?

La lettera d) prevede meccanismi di carattere premiale a favore degli enti che si impegnano nella lotta all’evasione fiscale. Lo Stato è il padreterno e ti premia se fai il bravo e combatti l’evasione fiscale. Giusto.  Ma cosa c’entra col federalismo? Stesso ragionamento nella lettera z) : lo Stato ti premia se sei virtuoso ed efficiente , mentre ti punisce (c’è scritto: “previsione di meccanismi sanzionatori”) se non fai il bravo. Giusto, ma questo è l’asilo Mariuccia, non è il federalismo.  Lo Stato  centrale qui è il padreterno,  premia i Comuni bravi e punisce quelli cattivi. Bene. Era ora, anche perché fin’ora è successo esattamente il contrario. Ma cosa c’entra col federalismo? Tra l’altro  tra i Comuni virtuosi identificati  dal Governo alla fine del 09 c’erano anche Catania e Palermo. «Noi vir­tuosi come le due città sicilia­ne? Mi creda, è una situazione kafkiana» ha giustamente sentenziato il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo (fonte: Corriere del Veneto)

Lettera h) individuazione di principi fondamentali per armonizzare i bilanci pubblici in modo da assicurare la redazione dei bilanci dei Comuni in base a criteri uniformi. Giustissimo. Era ora. Questo è solo buon senso. Questa è una cosa logica. Era ora. Ma cosa c’entra col federalismo?

Lettera ee) dal bilancio dello Stato vengono eliminati i trasferimenti a Regioni e enti locali per finanziare le loro funzioni. Ma al posto dei trasferimenti  dallo Stato centrale per le funzioni ci saranno i trasferimenti dallo Stato centrale per la perequazione e i trasferimenti dallo Stato centrale per gli interventi straordinari. Dunque qualcuno incasserà direttamente un paio di euro in più e riceverà un paio di euro di trasferimenti in meno dallo Stato centrale, ma alla fine come sostanza non cambierà niente.

 

4.4           Il risparmio di 2 euro e 3 centesimi

 

La lettera m) prevede il superamento graduale del criterio della spesa storica, da sostituire con i costi standard. Ottimo,  anche se anche questo non c’entra niente col federalismo.

In una interessante intervista a LaPadania (“Questi numeri disarmano i centralisti”), Stefano Galli, capogruppo della lega Nord nel consiglio regionale lombardo, ha dichiarato che “Il federalismo fiscale comporterà un risparmio di 2,3 miliardi di Euro in ambito sanitario. Non lo dice la Lega , ma la Corte dei conti, cui va il mio plauso”. Bene, cerchiamo di capire il “peso” di questi 2,3 miliardi di Euro. Nel 2008 tutte le Pubbliche Amministrazioni della repubblica italiana hanno speso 775 miliardi di euro. Fonte: il bilancio aggregato pubblicato dall’ISTAT il 3 Luglio 09. Il dettaglio è questo: 1) tutte le tasse, dirette, indirette, centrali e locali, sono state 457 miliardi,  2) più tutte le altre entrate (dividendi, vendite, cartolarizzazioni ecc) , che sono state di 60 miliardi, 3) più i 215 miliardi di contributi sociali incassati dall’INPS e dagli altri enti previdenziali, 4) e così arriviamo a 732 miliardi, che non sono stati sufficienti, perché nel 08 abbiamo speso 43 miliardi in più di tutto quello che abbiamo incassato. Il deficit del bilancio aggregato di tutte le Pubbliche Amministrazioni è stato di 43 miliardi. Sommando anche questi si arriva a 775 miliardi. Ora, se grazie ai costi standard, che forse cominceranno ad essere utilizzati tra cinque anni se tutto va bene,  riusciremo a risparmiare 2, 3 miliardi su una spesa totale di 775, saremo tutti felici e contenti,  ma le nostre vite e lo “scenario”  finanziario della Repubblica italiana non cambieranno. Per fare un esempio banale è come se una coppia parte per un fine settimana in montagna con un budget di spesa di 775 euro. Se invece del solito albergo trova una pensione che costa 2 euro 3 centesimi meno dell’albergo  dove erano andati il mese prima  la coppia risparmia qualcosa ed è contenta, ma la sostanza della sua situazione finanziaria non cambia per niente.

 

4.5           Non poteva mancare la fiscalità di sviluppo

L’elenco finisce con l’ultimo principio, il trentaduesimo, quello della lettera mm), che prevede forme di fiscalità di sviluppo nelle aree sottoutilizzate. In sostanza il parlamento con questa trentaduesimo principio del “federalismo fiscale”   dice al Governo di far pagare meno tasse al Sud. Qualcuno sarà d’accordo e felice mentre qualcun altro non sarà per niente d’accordo, ma una cosa è sicura: anche questo non c’entra niente col federalismo.

   

5                                 L’ABC della riforma federale proposta dalla

                                             Lega Sud Ausonia

 

5.1   Tutti “federalisti”

 

Il   Parlamento ha approvato la legge delega per modificare i rapporti finanziari dello Stato con le Regioni, i Comuni e gli altri enti locali. In quella legge il federalismo c’è solo nel nome, ma di principi federali non c’è assolutamente niente.  Il federalismo comporta più fonti di potere su base territoriale:  il trasferimento sostanziale di sovranità , e non di mere competenze amministrative,  dallo Stato, che è per sua natura centralizzato, alle entità federate, che si autogovernano. Questo trasferimento deve consistere in un vero e proprio frazionamento della sovranità, attuando un’autentica divisione del potere,  che sia in grado di superare in modo efficace quello “funzionale” fra i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario). Inoltre, le Regioni, nefasta invenzione basata esclusivamente su motivi statistico-fiscali  degli unitaristi dell’Ottocento e copiata senza alcuna fantasia dai Costituenti del 1948, dovranno avere la facoltà di consorziarsi e di formare entità in grado di autogovernarsi. È evidente a tutti, tranne che agli estensori di pseudoriforme, che il Molise non potrà avere capacità di autogoverno tali da metterlo al riparo dalle ingerenze e dai ricatti del potere centrale. Nel nostro paese, a Roma come al Pirellone, in tema di federalismo le idee non sono per niente chiare. Ogni giorno qualcuno si inventa un nuovo tipo di federalismo. In pratica “federalismo” è  diventata una parola magica da abbinare a tutto quello che si vuole, e così leggiamo e sentiamo parlare  di  federalismo solidale, demaniale, competitivo, differenziato, culturale, infrastrutturale, sessuale, fiscale e chi più ne ha più ne metta. Ogni giorno c’è un “federalismo” nuovo.

 

5.2           L’ABC del federalismo

 

Vediamo in dieci punti  l’abc del federalismo che propone la  Lega Sud Ausonia

1.        Lo Stato è al servizio dei cittadini ed è un  fornitore di servizi.  Con un vero federalismo le Regioni e gli enti locali non devono aspettare in ginocchio di ricevere trasferimenti ed elemosine dallo Stato (o meglio, dalla “Federazione”) .  I soldi delle tasse, infatti, non sono dello Stato, come dichiarano gli statalisti, sia di destra che di sinistra quando affermano che "le tasse non sono a dimensione regionale ma nazionale". Deve essere vero il contrario: lo Stato federale opera come fornitore di servizi ai cittadini. I proventi delle tasse sono degli enti territoriali che ne trasferiscono  una parte allo Stato federale per assicurare i suoi i servizi: esercito, presidenza della Repubblica federale, Parlamento, Corte Costituzionale,  polizia federale, relazioni con l’estero, e i pochissimi altri compiti di coordinamento dello Stato Federale.

2.     Cittadini consapevoli. Con una vera riforma federale i cittadini sono più rispettati e sono più consapevoli. Quando pagano per i servizi che ricevono dallo Stato si chiedono immediatamente se questi servizi ci sono e se valgono i soldi che stanno pagando. Così capiscono se effettivamente stanno “comperando” servizi dallo Stato oppure se con quei soldi stanno invece mantenendo le “caste” dei politici, dei burocrati, di quelli che non vogliono le liberalizzazioni e dei tanti altri mantenuti dalla collettività

3.     Nessun monopolio dello Stato. Senza concorrenza i servizi che oggi lo Stato e le Pubbliche Amministrazioni centrali  “vendono” ai cittadini  (istruzione o sistema pensionistico, per esempio) non potranno che continuare a essere non sempre di buona qualità e insostenibilmente costosi. Il patto federale che propone Lega Sud Ausonia prevede  come principio generale più concorrenza nei servizi pubblici e meno Stato nei mercati concorrenziali. Naturalmente ogni regione al suo interno potrà organizzarsi come meglio crede: questo è il bello della concorrenza.

4.     La competizione. Questo è il cuore di una vera riforma federale. Con questo principio lo Stato fissa grandi principi generali,  ma tutte le altre leggi e quasi tutti i compiti operativi devono essere  responsabilità delle singole Regioni in concorrenza (questo è importantissimo! )  tra di loro.

5.     Tasse. Con le tasse nazionali si pagano i servizi dello Stato  e si mettono risorse in un piatto comune per finanziare interventi di perequazione , ma mai l’assistenzialismo (si veda il successivo punto 9). Tutte le altre tasse devono essere  stabilite e gestite dalle Regioni in concorrenza tra di loro. Questo è il principio della concorrenza fiscale tra le Regioni. Nelle Regioni dove si decide di dare direttamente tanti servizi ai residenti  la pressione fiscale è  ovviamente superiore alla pressione delle Regioni dove gli amministratori operano in modo più oculato, ovvero decidono di dare meno servizi, oppure sanno  coinvolgere in modo più intelligente ed economico di altre regioni i privati. Ferma restando la tutela dei diritti civili e sociali di tutti i cittadini, che non devono assolutamente  essere finanziati col debito pubblico e fatti pagare alle generazioni future, come purtroppo in Italia è stato cinicamente  fatto finora. In Germania Venerdì 5 giugno 09 il Parlamento, per non caricare sulle generazioni future il peso di un debito insopportabile,  ha messo il sigillo definitivo a una legge che cambia la Costituzione tedesca e mette dei paletti molto stretti alla possibilità di indebitarsi sia ai Laender che allo Stato federale

6.     Classifica della pressione fiscale. Dovrà essere pubblicata ogni anno la classifica della “pressione fiscale” nelle Regioni.

7.     Caos. Tutto questo non è per niente "caos",  ma gara a chi amministra meglio, a chi riesce meglio a delegare, responsabilizzare e controllare. E’ gara a dove la qualità della vita è migliore, a dove si attirano più investimenti e a dove c'è più sicurezza e meno ladri a piede libero.

8.     Referendum anche per le tasse. A differenza di quanto prevede   la Costituzione italiana , deve essere consentito anche il ricorso allo strumento referendario (senza quorum) su decisioni di bilancio , sia per il prelievo che per la spesa. Con effetto vincolante. Per riportare al centro delle scelte il cittadino sovrano. Non è  ammessa tassazione senza consenso. In Svizzera, per esempio, oggi aumentare l'IVA richiede una modifica della Costituzione federale, quindi una votazione popolare con la doppia maggioranza di popolo e di Cantoni. 

9.     Perequazione e solidarietà. La  perequazione non si deve trasformare nella tomba dell’efficienza, dell’innovazione e della libera impresa e nel trionfo, come accade oggi, del più spudorato parassitismo. E’ ragionevole prevedere una tassa nazionale destinata a finanziare con molta trasparenza  fondi di solidarietà che devono funzionare  con forme di collaborazione verticale, tra gli enti federati e lo Stato, e orizzontale, tra gli enti federati. I calcoli devono  essere sempre effettuati sulla base del “potere d’acquisto” ed aggiustati con le stime dell’ evasione fiscale e contributiva.

10. Trasparenza. Questa non è una caratteristica del federalismo: è un puro fatto di civiltà. Purtroppo nella Repubblica italiana la trasparenza e l’accountability (termine non traducibile in italiano perché da noi manca completamente la cultura della “resa di conto”) sono ancora oggetti misteriosi. E’ invece fondamentale che i cittadini siano informati, consapevoli e convinti. La trasparenza dovrà essere uno dei principi cardini della costituzione federale, al punto che questo è uno dei pochissimi punti per i quali non si può dire che “ogni ente federato si organizza come vuole”. La trasparenza, anche contabile, ed il suo controllo da parte di professionisti indipendenti, dovrà essere  un vero e proprio vincolo, un obbligo assoluto per tutti gli enti federati.

 

5.3   Un modello

 La superficie della Confederazione Svizzera è poco meno del doppio di una regione ad esempio come la Lombardia   ed ha poco meno dei nostri abitanti.  Gli extracomunitari sono ormai il 22% dei residenti, ma uno dei postulati del federalismo è il controllo del territorio nella forma dell’autogoverno, e così non ci sono problemi particolari di sicurezza dei cittadini, o di ordine pubblico. E non ci sono nemmeno particolari problemi di  integrazione.  Il reddito medio pro capite è di quasi 40.000 euro all’anno e non ci sono grossi problemi di occupazione, di pensioni e di formazione professionale. Gli Svizzeri non sono particolarmente più civili di noi. Più o meno siamo uguali. Ma loro sono organizzati meglio. Molto meglio. Immensamente meglio. Anche perché in quel Paese si sono conservate istituzioni e relazioni che erano già patrimonio storico di molte nostre regioni e che invece nelle nostre terre sono state distrutte.  Il punto è che lì  c’è il federalismo, mentre noi abbiamo una organizzazione fortemente centralizzata e lontana dai cittadini.

Ecco perché anche per noi di Lega Sud Ausonia il punto di riferimento è  la Costituzione Svizzera.

Come è previsto addirittura nel preambolo della loro Costituzione:

 

-                       Vivono  la loro molteplicità nell’unità. I nostri “statalisti”, sia di destra che di sinistra ci vorrebbero invece tutti uguali e tutti affiliati a qualche clan.

-                       Sono coscienti delle loro responsabilità verso le generazioni future. Da noi verso le generazioni future c’è solo “cinico egoismo”, ben rappresentato dall’enorme debito pubblico (stiamo pagando più di 220 milioni di euro al giorno di interessi passivi )  e dal valore attuale del debito pensionistico

-                       Sono consci che libero è soltanto chi usa della sua libertà. Ecco un esempio:  governo e parlamento hanno proposto un aumento dell’IVA, ma la decisione finale l’hanno presa i cittadini e i Cantoni che con il referendum del 27 Settembre 09 hanno deciso di “aumentarsi”  l’IVA. Tra l’altro l’aumento dell’IVA serve per finanziare le spese  della AI (l’Assicurazione della Invalidità) . I contributi non erano più  sufficienti e il “buco” veniva chiuso con trasferimenti dall’AVS (l’Assicurazione vecchiaia e superstiti: in pratica l’ente che paga le pensioni) .  Questa proposta era stata bocciata da un referendum nel 2004. Adesso il consiglio federale ci ha riprovato e lo ha riproposto ma la decisione finale, questa volta positiva, è stata del popolo.

In quel fortunato paese , ogni singolo Cantone ha competenze irrevocabili perfino nel campo della giustizia ed in quello fiscale. Eppure ogni 100 metri sventola  una bandiera rossocrociata. Dunque il federalismo non divide, come dicono i signori della Casta preoccupati solo di non modificare la mappa del potere e di tutelare i loro privilegi.

   

6      L’aria che tira dalle parti di Lega Sud Ausonia

6.1          Le “istruzioni per il disuso” e i cervelli in fuga

 

Mercoledì 24 febbraio 2010 in Bocconi, aula A, l’associazione degli “ Studenti bocconiani liberali – Milton Friedman society “ ha organizzato la presentazione del  libro “Tremonti. Istruzioni per il disuso” (Euro 14,50 editore www.ancoradelmediterraneo.it, una piccola e coraggiosa casa editrice napoletana)  scritto da Alberto Bisin, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Andrea Moro e Giulio Zanella. Non lavorano in Italia (salvo Zanella) ma insegnano in varie università statunitensi: sono tutti economisti, di un certo peso, tutti cervelli in fuga, che hanno preferito andarsene da un paese fossilizzato, clientelare, e immeritocratico fino al midollo. Sono tutti  membri del blog “NoiseFromAmerika.org”.  Sul retro di copertina si legge che “Tremonti ha francamente scocciato. Non tanto per quello che fa in qualità di ministro dell’economia, visto che fa veramente poco, ma soprattutto per quello che dice”. Per capire “l’aria che tira” dalle parti della Lega Sud Ausonia ricordiamo che un paio di nostri militanti il 24 febbraio sono riusciti a trovare il tempo per andare in Bocconi a sentire  due dei cinque autori del libro  (Michele Boldrin e Sandro Brusco) e gli altri relatori.

 

6.2          A scanso di equivoci

 

Subito all’inizio del libro, pagina 8, gli autori precisano che “Giulio Tremonti non è tutto il male possibile, c’è di peggio. Per esempio , per quanto riguarda la politica fiscale, i suoi predecessori ( Vincenzo Visco e Tommaso Padoa Schioppa) hanno a nostro avviso fatto, in svariate istanza molti più danni.” Lo segnaliamo perché a noi di Lega Sud Ausonia piacciono le persone libere, quelle che ragionano con la loro testa, che  non fanno  parte di uno o dell’altro  gruppo e sostituiscono  le critiche costruttive con quotidiani veri e propri atti di fede e di sudditanza.

 

6.3          L’assurda lotta per il potere

Continuare  a criticare Berlusconi per qualsiasi cosa ci sembra una cosa da asilo Mariuccia. Diamine, per la legge dei grandi numeri  ogni tanto farà qualcosa di giusto anche lui, non vi pare?  Invece no: per la sinistra Berlusconi e i suoi governi sbagliano sempre, qualsiasi cosa facciano o dicano. Famiglia Cristiana ha addirittura  accusato di razzismo il buon Maroni che sta cercando di fare il ministro dell’interno nel modo più decente possibile. D’altronde anche la destra quando era all’opposizione diceva che Prodi sbagliava sempre su tutto. L’ultimo governo  Prodi ne ha veramente combinate di tutti i colori (vi ricordate le pensioni?)  ma anche quel governo qualcosa di giusto l’avrà pur fatta. Diamine, anche un orologio scassato e  con le molle fuori che vanno da tutte le parti, due volte al giorno segna l’ora esatta. Il guaio è che la politica in Italia non ha l’obiettivo di amministrare nel modo migliore. L’unico obiettivo sembra sia quello di “combattere” contro l’avversario politico. E’ assurdo. Anche per questo ogni giorno che passa siamo tutti più poveri, ci sono più disoccupati e il paese è meno competitivo!

 

6.4          E meno male che il ministro è di destra…

 

Abbiamo citato il libro “Tremonti. Istruzioni per il disuso” anche perché di recente il Ministro ha scritto che  “Per spingere lo sviluppo non bastano più solo i consumi privati. Per lo sviluppo bisogna aggiungere domanda pubblica addizionale, domanda fatta da investimenti pubblici in energia, ambiente ed infrastrutture” (Europa e gestione della crisi, sul Corriere della Sera del 6 marzo 2010). Proprio così: spesa pubblica  “per spingere lo sviluppo” . Capite? Spese pubbliche  non perché sono necessaria oppure perché  ce n’è bisogno, ma per spingere lo sviluppo! E meno male che il Ministro fa parte di un governo  che si definisce liberale e di destra. Se era di sinistra chissà cosa si inventava.

 

6.5          Non baciamo gli anelli dei padrini

 

Noi di Lega Sud Ausonia invece pensiamo che “Il governo non è la soluzione del nostro problema. Il governo è il problema” (Reagan)  , che “Una grande Nazione non è la persecuzione al portafoglio dei suoi cittadini” (Kennedy) , che “I governi diventano liberali quando vi sono costretti dai cittadini” (Ludwig von Mises) ,  e cose di questo genere. Insomma, noi pensiamo che la differenza non è tra “destra e sinistra”  ma tra “statalisti” (ce ne sono di destra come Berlusconi e di sinistra come d’Alema ma per noi sono la stessa cosa) e “liberisti”. In Italia siamo pochi. Per forza siamo pochi: non siamo in ginocchio, non obbediamo, non baciamo gli anelli dei padrini e non cerchiamo di “fare carriera”. I militanti della Lega Sud Ausonia si riconoscono facilmente:  sono quelli che non mettono in galera i loro pensieri e dicono sempre quello che pensano.

 

7         E per finire

 

Per finire,  tutti i militanti di Lega Sud Ausonia  sono convinti che la prassi di denigrare gli avversari sia assolutamente vergognosa.  Da anni tutti noi ci siamo imposti di guardare avanti, di fare proposte, di ascoltare con rispetto e attenzione chi non la pensa come noi e di evitare inutili e incivili  polemiche, troppo spesso figlie dell’assenza di proposte costruttive

 

Preparato da Giancarlo Pagliarini

Visto, riletto, discusso, integrato e approvato da: Roberto Bernardelli, Giulio Arrighini,  Mario Morelli, Vittorio Borghetti , Lorenzo Desio, Claudio Fiore, Sergio Giannoni e Roberto Piccinocchi, Francesco Montanino, Gianfranco Vestuto.

 

 

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